Musica VOLA ALTO L’ANGELO DI FRANCESCO RENGA 2005

| 1 aprile 2005
renga

Ama definirsi da sempre come un semplice “operaio dello spettacolo”, un lavoratore della musica che ha imparato a costruirsi il consenso senza fretta, mattone dopo mattone. E con questa politica dei piccoli passi è arrivato alla conquista di uno dei traguardi in assoluto più ambiti per qualsiasi musicista italiano: la vittoria del festival di Sanremo. “E’ vero, mi sto rendendo conto che per molta gente vincere Sanremo rappresenta ancora il massimo che possa capitare ad un cantante – racconta Francesco Renga, vincitore dell’ultima edizione del Festival con il brano “Angelo”.- Certo, non voglio sminuire la portata di quello che è successo: ma per me questa è stata una bellissima tappa, non certo un traguardo”. A Sanremo, Francesco è arrivato da gran favorito: dopo tanti anni di militanza rock come voce dei bresciani Timoria, e dopo un avvio di carriera solista abbastanza in sordina, le sue quotazioni erano in netta crescita. “Camere con vista”, il suo terzo album, è stato uno dei best seller italiani del 2004, con oltre 160 mila copie vendute: insomma, per lui questo festival non era certo, come per molti, una disperata occasione di rilancio. Fino all’ultimo ha categoricamente escluso la possibilità di arrivare primo: cosa che invece si è puntualmente verificata grazie ad “Angelo”, la canzone scritta da Francesco di fronte al sonno innocente della figlia Jolanda mentre dalla tv arrivavano le immagini della devastazione causata dallo tsunami nei paesi del sud-est asiatico. Un pezzo non particolarmente accessibile, dall’andamento molto poco sanremese, influenzato com’è da certe melodie di progressive italiano degli anni ’70: sicuramente il più ambizioso e coraggioso fra quelli fino ad ora scritti dal Renga solista. “Ero davvero convinto, chissà perchè, che questa canzone non avrebbe avuto vita facile. Chissà, forse non ho ancora capito nulla di questo lavoro! Certo è che sono felice soprattutto per il risultato artistico che ho ottenuto: questo successo l’ho conquistato alle mie condizioni, mettendo d’accordo tutti, le radio, la critica, specialmente quella che non ero mai riuscito a convincere, ed infine il pubblico, che ha rispedito il mio ultimo disco nelle zone alte delle classifiche ad oltre un anno della sua uscita”. Un effetto, quest’ultimo, nel quale Francesco sperava molto. “La musica, inutile nasconderlo, vive un momento estremamente difficile. Ed io sono convinto che il modo migliore per combattere questo momento di crisi sia quello di allungare la vita dei dischi. E’ vero, nel 2004 il mio album è stato un successo, ma io credo sia ancora ben lungi dall’aver esaurito il suo potenziale. E il Sanremo di Bonolis mi ha dato l’opportunità di riaccendere i riflettori su un lavoro nel quale credo ancora moltissimo. Ho pensato: se Sanremo deve essere l’eccezione in un contesto dove la musica non fa più ascolto, allora io ci voglio essere. E lo scopo che ho raggiunto è stato quello di arrivare ad un pubblico che non mi considerava, quello degli over 40, al quale tengo moltissimo”. Naturalmente, i giorni del dopo Sanremo hanno visto per una vera e propria esplosione della popolarità di Francesco. Che, come prima cosa, ha ripreso a suonare dal vivo, per concludere il tour invernarle interrotto per partecipare al festival e conclusosi il 25 marzo. “Era un tour pensato per i club, finito su presupposti completamente diversi, con la gente che rimaneva fuori e la necessità di spostarci in posti più capienti…. Sono successe cose strane, dopo il festival: in alcune tappe le prime file erano tutte over 60, con tanto di signore impellicciate! Per non dire di quel che è successo a Brescia: qualche giorno dopo Sanremo ho accompagnato mio padre a fare la spesa al supermercato. E’ successo il finimondo. Poi, uscendo, mi sono visto sulla copertina di Grand Hotel: ed allora ho capito di essere entrato in una nuova dimensione”. Francesco ha ricevuto riconoscimenti istituzionali di ogni genere: tra i tanti anche quello delle gerarchie ecclesiastiche vaticane, che hanno lodato il pezzo invitando Francesco a partecipare ad una serie di incontri culturali con i giovani. Insomma, il suo “Angelo” ha toccato le corde più sensibili di un sentire comune che, sotto la coltre dell’indifferenza, nasconde la paura per un mondo fuori da ogni controllo. “L’ho detto: non pensavo che questo pezzo avrebbe colpito così in profondità. Tutto quello che posso dire è che per me rappresenta un grande traguardo, una sfida vinta soprattutto con me stesso. Ora voglio ripartire da qui per un futuro artistico che mi intriga perchè mi appare ricco di nuove prospettive e nuovi sviluppi. E ne sono convinto: dopo “Angelo” nulla sarà più lo stesso per me”.

Di: Claudio Andrizzi

Commenti

×