“Il Corso” contro il tempo: Nicola tra cuore, famiglia e sogni.
C’è chi corre per battere un record e chi, invece, corre per qualcosa che il cronometro non riesce a misurare. Nicola Corsini, per tutti “il Corso”, appartiene senza dubbio al secondo tipo.
L’ultima impresa lo ha visto protagonista a Londra. Una gara cercata, voluta, quasi testardamente difesa: “Gara incredibile, atmosfera speciale. Amo da sempre Londra e l’Inghilterra. Ci tenevo ad essere presente” racconta Nicola. Ma dietro quelle parole c’è molto di più. C’è una battaglia personale combattuta prima ancora di partire: “Ho lottato ad ogni costo a causa di un infortunio, una frattura da stress tibiale che ha rischiato di non farmi partire, ma la testa mi ha detto di andarci e fortunatamente non è peggiorata ed ho ancora fatto il mio record personale”. (1202° assoluto su circa 60.000 partecipanti. Ottavo italiano su circa 1.000 italiani con il tempo di 2:46:19 N.d.R).
Lo avevamo raccontato pochi mesi fa dopo la sua straordinaria esperienza alla Maratona di New York, una delle gare più iconiche al mondo, chiusa in meno di tre ore e con un emozionante arrivo a Central Park che lui stesso aveva definito “indimenticabile”. Un traguardo importante, certo, ma soprattutto il simbolo di un percorso fatto di sacrificio quotidiano, tra lavoro, allenamenti e famiglia.
Nicola è così: lo si incontra dietro al bancone della storica Trattoria Corsini di Desenzano, tra un caffè e un bicchiere di vino, e subito dopo lo si immagina macinare chilometri, con la stessa naturalezza. Una vita piena, condivisa con la moglie Anna, il piccolo Leo, e con un altro grande regalo in arrivo: una bimba, attesa per l’inizio dell’estate.
E proprio questa dimensione umana, più ancora dei numeri, è ciò che colpisce: la capacità di tenere unito tutto, di inseguire un sogno sempre con i piedi per terra.
Ecco il punto. Non il record, ma la testa. La determinazione. Quella stessa forza che lo aveva portato a migliorarsi anche a Roma – dove aveva ridotto di oltre cinque minuti il suo personale -confermando come passione e disciplina possano davvero trasformarsi in risultati concreti.
Accanto a lui, ancora una volta, la famiglia. Non un dettaglio, ma parte integrante del viaggio: “Ringrazio come sempre la mia famiglia che ho voluto con me in quei giorni londinesi, mia moglie Anna e il mio piccolo Leo… e soprattutto nella pancia c’era anche la nostra Nina”.
E adesso? Nessun punto d’arrivo definitivo. Solo nuove linee di partenza: “Ora la testa è tutta per Berlino a settembre, dove proverò a fare il mio tempo migliore. Prima però un mese di stop per guarire e poi si torna più forti”.
È forse proprio questo il segreto del “Corso”: non fermarsi mai davvero, ma allo stesso tempo sapere quando rallentare, quando prendersi cura di sé, quando ripartire.
Perché, in fondo, la corsa di Nicola non è solo una questione di chilometri. È una storia di equilibrio e di ostinazione gentile, con il cuore sempre un passo più avanti.








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