SEICENTO LOMBARDO A BRERA – CAPOLAVORI E RISCOPERTE

| 18 dicembre 2013

Milano: Un più ampio panorama artistico <br>

A differenza delle altre parti d’Italia, in cui il Seicento si identifica con una pittura magniloquente ricca di movimento e colore, in Lombardia l’arte resta sobria ed aderente alla realtà, non solo memore del suo passato, ma anche indubbiamente influenzata dalla personalità del Cardinale Federico Borromeo. Questi pubblicava nel 1624 il trattato     “De Pictura sacra” e fondava l’Accademia Ambrosiana per formare gli artisti che, con i loro dipinti, dovevano diffondere la fede. Ora, la Pinacoteca di Brera ha sentito la necessità di mettere a fuoco queste caratteristiche con le opere presenti nelle sue collezioni. Il museo possiede numerose opere dei protagonisti del Seicento lombardo, tuttavia, per mancanza di spazio, non tutti i dipinti sono esposti, tanti sono conservati nei depositi, nascosti ai visitatori. Con la mostra “Seicento lombardo a Brera. Capolavori e riscoperte”, la Pinacoteca estrae dai magazzini un gruppo di opere normalmente non visibili, e per la maggior parte restaurate negli ultimi decenni con fondi ministeriali e privati.                   I 21 dipinti scelti dalle due curatrici Simonetta Coppa e Paola Strada sono tra le più grandi e  tra le meno conosciute,       in quanto, a causa delle dimensioni, sono difficilmente trasportabili anche fuori dal museo per esposizioni temporanee e faranno parte, tra tante altre, del futuro progetto “Grande Brera”. Queste tele si affiancano temporaneamente ad altri quadri normalmente visibili qui, per un totale di 46 opere, in modo da proporre un interessante confronto tra i pittori lombardi del XVII secolo: ciò che li accomuna è il senso corposo della materia pittorica, e l’uso scenografico degli effetti di luce. Tra i grandi quadri usciti dai depositi, ci sono quattro pale, tre delle quali con firma e data: l’ “Assunzione della Vergine” del periodo maturo – e ormai pienamente barocco – di Carlo Francesco Nuvolone, 1648 e, di due anni dopo, “San Francesco in estasi” del fratello Giuseppe, dalla chiesa parrocchiale di Cornate d’Adda. Quindi vediamo due pale appena restaurate: quella del Cerano, il Cristo nel sepolcro, San Carlo e santi del 1610, fino a pochi mesi fa in deposito nella chiesa milanese di Santo Stefano, e quella di Fede Galizia, “Noli me tangere” del 1616, uno dei rari dipinti di grande formato della pittrice milanese, famosa soprattutto per pregevoli nature morte. Accanto alla sua pala è posta qui una poco conosciuta tela di Agostino Santagostino, “Il congedo di Cristo dalla madre”, datata verso l’ultima parte del XVII secolo: con quella di Galizia, illustrava episodi della vita di Maria Maddalena all’interno della distrutta chiesa del monastero femminile agostiniano dedicato alla Santa in Milano. I cicli di dipinti che decoravano la Sala dei Senatori di Palazzo Ducale a Milano, oggi Palazzo Reale, sono andati perduti; attraverso tre opere, questa mostra ci offre una sorta di “riassunto”: L’inizio della decorazione era l’ “Andata al Calvario” di Daniele Crespi, della metà degli anni venti, donata al Senato da un grande collezionista, il cardinale Cesare Monti; l’ “Orazione nell’orto” di Giovanni Stefano Montalto e  “La Flagellazione” di Giuseppe Nuvolone provengono invece dal ciclo delle “Storie della Passione di Cristo”; tutti quadri, questi, ancora ornati dalle preziose cornici dorate. Tra gli altri dipinti di piccolo e medio formato, ci sono il bozzetto per una pala d’altare nella Certosa di Pavia di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, la “Madonna del Rosario con San Domenico e due angioletti”, la tavoletta del Cerano con “San Giorgio e il drago”, la “Natività e adorazione dei pastori” di Giuseppe Vermiglio, esempio del realismo lombardo con echi caravaggeschi e l’intensa “Santa Caterina da Siena in estasi” dipinto da Francesco Cairo, appartenuto alla collezione di Giovanni Testori; a vent’anni esatti dalla sua morte si vuole rendere altresì dovuto omaggio allo scrittore, drammaturgo, poeta, artista ma anche eccelso critico d’arte che tanto ha contribuito a valorizzare la pittura lombarda e i suoi protagonisti nel Seicento e nel secolo successivo, conferendo ad essi carattere internazionale, come in effetti meritano. Nella sezione dedicata ai ritratti e agli autoritratti sono esposti quelli realizzati da pittori milanesi e lombardi appartenuti al cosiddetto “Gabinetto de’ ritratti”, costituito da Giuseppe Bossi che, all’inizio dell’Ottocento, fu segretario dell’Accademia di Brera, e tra i promotori del museo. Infine, dalla ricca collezione del “Gabinetto dei disegni” della Pinacoteca arrivano anche otto fogli di pittori diversi, tra cui Cerano, Morazzone e Moncalvo.    Questo importante evento espositivo, definito da Sandrina Bandera (Sovrintendente e Ditettrice della Pinacoteca di Brera) “una scenografia teatrale”, è accompagnato da un esauriente catalogo pubblicato da Skira Editore, con i contributi delle curatrici, di Danilo Zardin, Paolo Vanoli, Eugenia Bianchi e Francesco Frangi che da anni sviscera l’argomento del Seicento lombardo anche con studi monografici dedicati ai sui maggiori interpreti come il Cairo e Daniele Crespi, quest’ultimo uscito di recente.

Pinacoteca di Brera, Via Brera 28, Milano; Fino al 12 gennaio 2014       Orari: da martedì a domenica 8,30-19,15 (la biglietteria chiude alle 18,40); Tel. +39 02 7226 3264                                              Biglietti: intero 10,00 €, ridotto 7,00 €.Prenotazioni: Tel. +39 02 92800361; www.pinacotecabrera.net

Seicento lombardo 1 Fabio Giuliani

 

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