Bergamo – L’ EREDITA DI CARAVAGGIO – CAPOLAVORI IN LUCE

| 23 maggio 2018
CREBERG maggio 2018 - 4

Tenebra e gesto, Antonio Campi precursore di Caravaggio

“L’intenzione della rassegna è di documentare e mostrare al pubblico un significativo gruppo di dipinti, alcuni mai esposti prima d’ora. Nel solco della nostra attività di ripristino, svolta a Palazzo Creberg da oltre dieci anni, la mostra ha costituito l’occasione per realizzare alcuni restauri ad essa funzionali; oltre che sul dipinto del Campi abbiamo provveduto a interventi di recupero di opere del territorio bresciano e bergamasco, quali l’interessante San Giacomo Maggiore di Giuseppe Vermiglio della Pinacoteca Repossi di Chiari e la piccola tela inedita di Matthias Stom con San Giovanni Battista, proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo a Bergamo.”                                     Con queste parole, Angelo Piazzoli, Segretario Generale della Fondazione Credito Bergamasco, introduce la mostra “L’eredità di Caravaggio. Capolavori in luce”, in corso per un mese circa presso Palazzo Creberg, storica sede di questa importante Istituzione.  Secondo Simone Facchinetti, Direttore del Museo Bernareggi, curatore di questa iniziativa, la sconvolgente raffigurazione della realtà tramite lo studio della luce artificiale, ottenuta da Caravaggio nel primo decennio del XVII secolo, lasciò una concreta eredità nelle opere dei suoi seguaci, non soltanto italiani ma anche stranieri. Attraverso le opere di Matthias Stom, Francesco Buoneri detto “Cecco del Caravaggio”, Giuseppe Vermiglio, Simon Vouet, Giovanni Lanfranco, Antonio d’Enrico detto “Tanzio da Varallo”, si cercano di evidenziare alcune delle diverse declinazioni che il “caravaggismo” assunse tra il secondo e il quinto decennio del Seicento.  Il monumentale dipinto di Antonio Campi (Cremona, 1524-1587), con Santa Caterina visitata nel carcere dall’imperatrice Faustina, proveniente dalla Chiesa di Sant’Angelo a Milano, restaurato da Delfina Fagnani a Palazzo Creberg durante il periodo estivo del 2017, costituisce un precedente lombardo alla pittura di Caravaggio: un’opera nella quale l’aspetto innovativo è proprio l’uso della luce e che il Merisi, con tutta probabilità, aveva avuto l’occasione di vedere, essendo proprio nel 1584 – anno della sua esecuzione – il suo ingresso nella bottega milanese di Simone Peterzano. E qui mi viene in mente la “Vocazione di San Matteo” con il raggio di luce che entra insieme al Cristo; in Campi tre sono le differenti fonti di luce: quella naturale della Luna, quella artificiale della lampada e della torcia e quella soprannaturale che irradia gli angeli e la Santa in carcere. Come ricorda sempre Facchinetti: “Già Roberto Longhi aveva additato il dipinto come un imprescindibile modello per alcune future invenzioni caravaggesche, dalla ‘Vocazione di San Matteo’ a San Luigi dei Francesi a Roma fino all’estrema Decollazione del Battista a Malta.” Il nucleo principale della rassegna è costituito da opere di Matthias Stom (Paesi Bassi, 1600 circa – post 1645), tra le quali l’intensa “Guarigione di Tobi” e la rara iconografia di “Dedalo attacca le ali ad Icaro” di provenienza romana, approdate a Bergamo alla fine del XVIII secolo e tutt’ora conservate presso una storica collezione privata. Dello stesso autore vediamo il “Cristo porta croce” donato all’Accademia Carrara dal Presidente della Fondazione Creberg e dalla sua consorte. La “Decollazione del Battista” di Cecco del Caravaggio (documentato a Roma e Firenze dal 1613 al 1620), giunge da un’antica collezione privata bergamasca ma è documentata nella nostra città solo dal 1762, mentre la sua precedente storia collezionistica resta avvolta nel mistero. Come afferma il curatore, “in fatto di luce è quanto di più ortodosso al magistero caravaggesco si possa immaginare.” Il percorso espositivo prosegue con alcune importanti opere che fanno parte della Collezione Banco BPM: il “Ritratto della famiglia” di Giovanni Lanfranco (Parma, 1582-Roma, 1647), la “Vergine addolorata” di Simon Vouet (Parigi, 1590-1649) e la “Battaglia di Sennacherib” di Tanzio da Varallo (Alagna Valsesia, 1582- Varallo, 1633) bozzetto preparatorio per la grande pala realizzata nel 1629-1630 all’interno della cappella Nazari in San Gaudenzio a Novara. L’influenza del Caravaggio risulta poi evidente nell’opera di Giuseppe Vermiglio (Milano, 1587-post 1635) raffigurante “Giuditta con la testa di Oloferne”, 1615-1620 in prestito dal Museo Civico di Vicenza-Palazzo Chiericati, che riprende uno dei temi prevalenti del periodo barocco, in cui le passioni violente a volte conducono i protagonisti ad esiti fatali. A rappresentare esperienze coeve ma che esularono dal caravaggismo, giunge infine, dallo stesso museo vicentino, l’ospite della mostra, la magnifica tela con “Le Quattro età dell’uomo”di Anton van Dick, 1625 c. dove è evidente la lezione del maestro Rubens, soprattutto nella resa delle figure e nei loro incarnati. Ma le novità espositive per questo mese al Creberg non finiscono qui…a corollario di ogni specifica rassegna viene ogni volta affiancata una, possiamo dire, mostra-dossier, all’interno del programma “Grandi Restauri” sostenuti e realizzati dalla Fondazione Credito Bergamasco nella convinzione che le opere d’arte siano beni insostituibili. Ora è il turno di “Francesco Capella. Un veneziano a Bergamo”, per cui nella Sala Consiglio dell’Istituto possiamo ammirare cinque capolavori di questo artista, (Venezia, 1711-Bergamo, 1784) al termine delle rispettive operazioni di restauro. Figura, questa, forse poco nota al grande pubblico ma meritevole certamente di attenzione e di approfondimenti. Iniziamo con il “Martirio di Santo Stefano” della Parrocchia di Santo Stefano a Carobbio degli Angeli ripristinata da Andrea Lutti e Sabrina Moschitta. Ai lati di questa pala centrale la “Fuga in Egitto” e l’ “Annunciazione” provenienti dal Santuario della Beata Vergine del Miracolo di Desenzano al Serio (Bergamo) restaurati da Roberta Grazioli, mentre all’ingresso della Sala Consiglio sono state poste le pale “Quattro Santi”, della Chiesa di S. Martino in Gorno, e la “Madonna del Carmine” della Chiesa di Santa Maria Assunta di Calcinate recuperate da Fabiana Maurizio. Al termine dell’esposizione le opere saranno restituite – nel loro originario splendore – alla Parrocchie di provenienza.  Prima di concludere, alcune doverose note sulla sede ospitante. La Fondazione Credito Bergamasco promuove il progresso civile, culturale, scientifico e sociale nei territori mediante la diffusione della cultura, la salvaguardia monumentale e la valorizzazione del patrimonio artistico; la promozione della ricerca medica e scientifica nonché dell’educazione con una particolare attenzione all’istruzione e all’università; il sostegno alle formazioni sociali che operano nella società civile (in ambito culturale, sociale, religioso, sportivo…) con una specifica attenzione al versante della solidarietà sociale.

Fondazione Credito Bergamasco – Largo di Porta Nuova 2, Bergamo; fino al 31 Maggio 2018; fine settimana di apertura (19 e 20 Maggio), ingresso libero, visite guidate gratuite (per chi lo desidera) e catalogo illustrato in distribuzione gratuita. L’apertura nei giorni feriali segue gli orari della filiale del Credito Bergamasco-Banco BPM di Largo Porta Nuova (8.20 – 13.20 e 14.50 – 15.50);              Per maggiori informazioni, Ufficio Sezione Eventi: Tel. 035 393247; www.fondazionecreberg.it

Fabio Giuliani

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