QUASI TRE MILLENNI DI BANCHETTI
Qualsiasi pranzo celebrativo sia esso per un matrimonio, per una festa di laurea, per festeggiare un compleanno o qualsivoglia ricorrenza si definisce al giorno d’oggi come “banchetto”.
Non in tutte le epoche però questo vocabolo ha avuto l’identico significato. Nell’antichità infatti per banchetto si intendeva sì un pasto ricco e complesso da consumare in comunità, ma nello stesso tempo esso doveva essere un momento (di solito piuttosto lungo) di riposo dopo le fatiche quotidiane, un’occasione di incontro che dava luogo a disquisizioni e dibattiti. Nell’età arcaica i Greci mangiavano seduti intorno ad una piccola tavola, mentre nell’età classica essi stavano sdraiati a due a due su comodi divani. Dopo diversi piatti di portata a base di carni seguivano i dessert ed è proprio con questi che iniziava il “banchetto” nella vera accezione del termine. E’ da questo momento in poi che iniziavano danze, canti, letture poetiche, discussioni politiche, elezioni di re e ambasciatori. Come i Greci anche gli etruschi passarono dalla posizione seduta dell’età arcaica a quella sdraiata per consumare i loro pasti. Per i Romani, da sempre mollemente accomodati sui loro triclini, il pranzo ufficiale era quello serale. Il banchetto si svolgeva in tre tempi: veniva servito dapprima il “gustus” simile ad un nostro antipasto, quindi la “coena” vera e propria costituita da pesci, carni, selvaggina, ecc. Vi erano poi le “secundae maense” costituite da cibi che favorivano il bere. Da ultima la “commissatio” ovvero la libagione fatta agli ordini del “rex convivii” eletto dai commensali. Anche presso i romani si sprecavano, durante i banchetti, spettacoli di musici, nani, ballerini, acrobati, ecc. I principi barbari del V° secolo mantennero le usanze dei romani circa i banchetti sontuosi trasformandoli però spesso in tumultuose gozzoviglie. Più raffinato era il cerimoniale a tavola alla corte di Bisanzio e più sobri ancora furono i banchetti offerti da Carlo Magno. Si ritornò a i fasti e all’abbondanza di un tempo subito dopo l’anno mille e più ancora nel basso Medioevo quando presso Clemente VI° si imbandivano banchetti di nove servizi costituiti ognuno da tre portate intervallati da tornei cavallereschi o da concerti. Di estrema sfarzosità fu il banchetto che Galeazzo Visconti fece imbandire per le nozze della figlia nel 1368 o quello, nel 1489, preparato in occasione di una altro matrimonio storico, quello di Giangaleazzo Sforza con Isabella d’Aragona. Il Rinascimento vide svilupparsi ancor più, se possibile, l’uso del banchetto sontuoso e grandioso per durata e per quantità e varietà dei cibi preparati. A partire da quell’epoca però si rinnovò la metodologia dell’allestimento del ricevimento, questo ad opera di grandi gastronomi come Bartolomeo Scappi che nei suoi trattati dava chiare indicazioni sulla successione dei servizi di cucina e di credenza nonchè degli intervalli scenici. Nacquero nello stesso periodo, accanto ai banchetti principeschi, gli incontri a tavola di associazioni, confraternite come la “Compagnia del Paiolo e della Cazzuola” a Firenze oppure quella ”della Calza” a Venezia. Con l’esplosione della grande cucina francese all’epoca di Luigi XIV° il concetto di banchetto-spettacolo si tramutò in un incontro rivolto più a gustare le delizie che i grandi chefs di allora imbandivano che all’intrattenimento di vario genere. Fu il settecento che iniziò a vedere il declino dei grandi banchetti che furono sostituiti da pranzi più modesti e raffinati nelle case private di dame, scienziati, filosofi e uomini di lettere. Il pranzo in comune era ritenuto solo l’occasione di un incontro per conversazioni di livello elevato. Nel XIX° e XX° secolo è venuta sempre più scemando l’antica concezione del “banchetto” tradizionale, in modo particolare quello che prevedeva spettacoli e musica alternati alle varie portate. Solo recentemente vi è un tentativo di riprendere, seppur in tono molto minore, i fasti di un tempo anche nei banchetti moderni.
Enzo Dellea
Figlio d’arte, Enzo Dellea fa le sue prime esperienze nei ristoranti del luinese affiancando il padre nei grandi alberghi. Una permanenza di sei anni in Svizzera gli consente di acquisire un buon bagaglio di esperienze e al rientro in Italia presta servizio nei migliori hotel di rinomate località turistiche. La grande sensibilità e la spiccata attitudine per la formazione professionale lo portano ad abbandonare il settore alberghiero per dedicarsi totalmente all’insegnamento presso gli Istituti Professionali Alberghieri di Stato, attività che esercita da oltre vent’anni. La sua incessante attività in veste di ambasciatore e promotore dell’arte culinaria italiana all’estero lo ha portato a coprire cariche e a ricevere grandi onorificenze. Nella terra del Sol Levante, diventata ormai la sua seconda patria, ha contribuito alla stesura di un’intera enciclopedia in giapponese sulla cucina italiana. Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Svizzera, Austria, Israele, Giordania, Emirati Arabi, Tunisia, Sud Africa, Nuova Zelanda e Singapore sono solo alcuni Paesi in cui lo chef Dellea ha lasciato il segno della sua professionalità, nonché del buongusto tipicamente italiano.
TITOLI
-Membro d’onore della WACS
(Fed. Mondiale delle Ass. dei Cuochi)
-Membro Onorario F.I.C. (senatore a vita)
-Presidente onorario della Associazione
Cuochi di Brescia
-Consigliere Unione Regionale
Cuochi Lombardia
-Presidente provinciale Unione Nazionale
Consumatori
-Presidente provinciale Club del Buongustaio
-Ambasciatore della cucina italiana nel mondo
-Commendatore della Commanderie
de Cordons Bleu de France
-Membro Grand Cordon d’Or de la cuisine
francaise di Montecarlo
-Membro Academie culinaire de France
-Membro della West Japan Cooking School Association
-Membro del Circle chefs de cuisine d’Israel
-Membro onorario della Kochverband
Deutschlands
-Membro Discepoli di Esccoffier
-Membro Chefs and Cooks Circle of London
-Membro onorario Associazione Italiana
Sommelier
-Membro della Stampa turistica internazionale
-Membro Associazione Giornalisti di enogatronomia
-Membro A.M.I.R.A.
-Giudice internazionale per concorsi di gastronomia






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