Franco Oneta: la saggezza in punta di matita

| 3 aprile 2016
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Addio al noto fumettista amico di tutti. Dipende gli aveva dedicato una mostra nel 1998. 

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Franco Oneta con ZEMBLA

Ci mancherà la sua matita. Quella matita che teneva nel taschino, strumento di lavoro sempre pronto e disponibile anche per uno schizzo, un disegno con Yoghi e Bubu da regalare a un bambino. 

Franco Oneta, disegnatore e fumettista, era arrivato a Desenzano, dalla natia Casalbuttano, nel 1965. Già all’epoca disegnava e collaborava con diverse riviste, soprattutto di area cattolica. Schivo di carattere, conduceva con la propria famiglia una vita riservata, silenziosa, seduto al tavolo da disegno per quasi tutto l’arco della giornata. Quando giunse sul Lago era un disegnatore ormai noto in diversi paesi d’Europa. Dal 1963 collaborava con una casa editrice francese per la quale disegnava Zembla, l’eroe della giungla, amato e diffuso nei paesi francofoni. Per questo fumetto, mirabilmente realizzato con la sua matita, si può dire che fosse più conosciuto oltralpe che in Italia. E per altri personaggi avventurosi, come Galeor, era famoso anche in Spagna. D’altra parte Franco non era certo tipo da farsi pubblicità, e Desenzano non è mai stato un paese capace di riconoscere e valorizzare capacità artistiche e culturali dei propri migliori personaggi. Fu nella parrocchia di S. Giuseppe, da poco istituita nella chiesa di S. Giovanni, che prese a frequentare regolarmente, dove ebbe modo di conoscere quegli amici con i quali condividere, in un legame profondo, i giorni belli e brutti della vita. Quando don Mario Molinaroli, primo parroco della neonata parrocchia di Capolaterra, sentì il bisogno di costituire un consiglio parrocchiale, Oneta fu chiamato a farne parte assieme ad Agostino Zacchi, Maria Rosa Raimondi, Giancarlo Ganzerla, papà Gusperti, Garonzi, Gheza, Bertagna. Quel consiglio parrocchiale, dopo qualche riunione, fu da lui tratteggiato in chiave elegantemente umoristica in un quadretto, che poi distribuì a tutti i componenti in copia. Ognuno di noi vi si riconosceva, non solo con la propria fisionomia, ma anche con un tratto del proprio carattere o di qualche innocente difetto comportamentale. La matita di Franco era riuscita a farci sorridere anche di noi stessi. Spuntava così il seme di una lunga, sincera, disinteressata amicizia. Un’amicizia che andò consolidandosi giorno dopo giorno, anche per la sua giornaliera frequentazione della bottega di quadri di Agostino, nel vicolo dell’Interdetto. Dopo ore passate al tavolo da disegno, Franco, nel tardo pomeriggio, si concedeva una passeggiata con meta la bottega dello Zacchi. Lì arrivava Gino Benedetti con le sue poesie sottobraccio, qualche consigliere comunale a raccontare le ultime dell’Amministrazione, pittori più o meno noti. Lì, tra amici, Oneta si lasciava un po’ coinvolgere anche in animate discussioni, e non si tirava certo indietro nel sostenere la sua opinione. Alle sette, però, puntualmente doveva riprendere la strada di casa, qualche volta assieme  al sottoscritto, pigliando per la salita di via Castello verso la parte alta di Desenzano. Era il momento delle confidenze reciproche, del rivelare le preoccupazioni quotidiane e familiari, delle problematiche lavorative che si andavano presentando mano a mano che trascorrevano gli anni. Ma anche si parlava dei progetti per organizzare al meglio l’annuale festa dell’Anitra in Capolaterra. Nasceva così l’idea dei portali, di come ampliarli con altri pannelli: lui disegnava e io provvedevo a dipingerli. Gli piaceva partecipare alle giurie per i concorsi organizzati dalla parrocchia, sia per i grandi che per i ragazzi, e sapeva cogliere il buono in ogni opera, con giudizi sempre onesti ed equilibrati. Si arrabbiava, magari sfogandosi solo per telefono con gli amici, anche per certe scelte, a suo dire poco pastorali, di qualche giovane prete influenzato dai tempi moderni. Poi nelle sue vignette, mai volgari, sempre pulite anche se graffianti, esprimeva le sue perplessità su come stava andando il mondo facendo parlare il timido don Sempronio, pretino d’altri tempi con la testa libera e saggezza da vendere. Che poi era la saggezza di Franco, rivelata in punta di matita.

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il disegno del Consiglio Pastorale della Parrocchia di S. Giuseppe Lavoratore di Capolaterra del 1974. Da destra verso sinistra: Franco Oneta in poltrona, con una vignetta di don Sempronio in mano, Tomelleri, Gusperti con il cartello in mano, Tonin, Ganzerla con il bicchiere di recioto, Maria Rosa Raimondi, Agostino Zacchi sulla porta con la sveglia (arrivava sempre in ritardo), Bertagna con la sigaretta in bocca, Soardi, Garonzi che era sempre arrabbiato, Gheza in tenuta abituale da negoziante. Don Mario Molinaroli non compare perchè stava dietro la scrivania a sovrintendere. Con la scomparsa di Oneta sono rimasti in quattro: Gheza, Zacchi, Raimondi e Ganzerla.

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La simpatica firma/autoritratto di Oneta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal Dipende di Primavera 2016 www.giornaledelgarda.info/giornali/160322-0649-231primavera2016.pdf

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