POZZOLENGO NEL RISORGIMENTO ITALIANO

| 4 marzo 2008

Presentato il nuovo libro di Gandini in occasione dell’inaugurazione della nuova Sala Civica presso Villa Albertini a Pozzolengo. Quasi un convegno per ricordare un paese che ha contribuito alle guerre d’indipendenza italiane.

“Pozzolengo è stata attraversata da tutte e tre le guerre di indipendenza che Gandini ben documenta analiticamente, isolando ciò che specificatamente in queste guerre era proprio di Pozzolengo”, ha affermato il professor Costantino Cipolla, ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, durante la presentazione del libro a Pozzolengo. Il docente si è soffermato poi a ricordare ai presenti le dinamiche della battaglia risorgimentale del 1859: “L’unica vera vittoria che ha cambiato il corso della storia e ha permesso l’unità di Italia è avvenuta nel 1859. A Lonato combatteva l’esercito piemontese, a Solferino combattevano i francesi contro gli austriaci e nella piana di Medole, dove c’era il maggior numero di militari, avvenne lo scontro tra francesi e austriaci. Anche a Pozzolengo ci fu una battaglia, magnificamente descritta da Gandini e collegata con quella di Solferino: si può dire che tutto cominciò a Solferino e finì a Pozzolengo, coinvolgendo anche San Martino.” Un’altra considerazione rilevante del professor Cipolla è stata sulla presenza, nel libro, delle lettere dei soldati: “Una delle cose più belle del libro è la documentazione di alcune lettere che non sono mai state pubblicate. Bellissime sia per le sgrammaticature sia per il senso che danno della battaglia. Spesso chi vi partecipava era l’ultimo a capire cosa era successo.” L’invito del professore è stato poi quello di diffondere quest’affresco dal grande interesse storico, nelle scuole. Anche Don Stefano Siliberti che ha curato una delle presentazioni del libro insieme a Cipolla, ha commentato il lavoro dell’autore, ricordando, onorato della collaborazione, che: “Bisogna riconoscere che i documenti si avvicinano alla verità ma la verità è più grande dei documenti. Abbiamo però la possibilità, in questo modo, di condividere una memoria sofferta, ricordando il sacrificio di chi a Pozzolengo ha dato la vita e permesso la vittoria”. La parola, alla fine, all’autore, che ha precisato lo scopo del suo lavoro, quello di valorizzare i fatti avvenuti a Pozzolengo durante il Risorgimento italiano. Ha quindi sottolineato che molti professori, tra cui Cipolla, hanno già pubblicato diversi libri sull’argomento: il suo obiettivo perciò non è stato quello di dire qualcosa di nuovo sulle guerre d’indipendenza ma gettare luce sui fatti accaduti a Pozzolengo. Con grande passione, Gandini ha poi letto alcune lettere dei soldati che è riuscito a raccogliere, descrivendo, con concitazione e coinvolgimento, anche la battaglia del 24 giugno 1859. La sua descrizione si è poi soffermata sull’elevato numero dei morti delle battaglie, cinicamente descritti dai telegrammi come “perdite forti oltre l’ordinario”, ma a cui Gandini ha cercato di restituire un’umanità negata dalle cifre dei morti, ricostruendo per alcuni di loro una storia. Anche attraverso la figura del pozzolenghese Michele Biolchi che in quegli anni si distinse per il soccorso ai feriti di qualunque nazionalità. “Io ho solo voluto onorare quelli che sono venuti prima di noi e dopo di noi.- ha concluso l’autore- Troverete ogni cosa documentata nel libro. Ho voluto omaggiare tutti quelli che mi hanno preceduto e che a Pozzolengo hanno combattuto per l’indipendenza italiana”.

Pozzolengo entra a testa alta nella storia: da protagonista del Risorgimento italiano. Le battaglie che hanno permesso all’Italia di rendersi indipendente dal giogo austriaco hanno interessato anche il suo territorio: attraverso lettere di soldati, corrispondenze e atti ufficiali, Ercolano Gandini documenta gli anni 1848, 1859 e 1866. Tra sanguinose vittorie, eroici sacrifici e straordinarie testimonianze d’umanità.

“Parla del tuo paese, scoprirai il mondo”: dall’epigrafe di Balzac, con cui si apre il libro “Pozzolengo nel Risorgimento italiano”, si intravede già l’anima dell’opera. Ercolano Gandini, appassionato di storia postale, ha deciso di omaggiare il paese in cui ha scelto di vivere da molti anni in compagnia dell’amata moglie nativa proprio di Pozzolengo. Lo fa attraverso uno studio che ne rivela non solo il ruolo chiave negli eventi che hanno guidato l’Italia verso l’indipendenza, ma che vede Pozzolengo anche teatro di episodi di grande umanità. I pozzolenghesi emergono così non solo nel ruolo di combattenti ma anche di soccorritori. Tra queste figure, quella di Maria Biolchi, fondatrice dell’omonimo asilo, affiora per carità e generosa dedizione verso i feriti, dopo la battaglia del 24 giugno 1859 ed è definita dall’autore “Angelo consolatore in mezzo a tante miserie”. E suo zio, Michele Biolchi, non fu da meno. Un’altra figura importante ricordata nel libro è quella di Achille Torelli, autore di opere teatrali, stimato anche da Manzoni e da Verdi e che fu salvato durante la terza guerra d’indipendenza grazie alle cure e alle premure della famiglia Brighenti di Pozzolengo. Nel libro di Gandini si intrecciano così storie di personalità diverse: nella sua narrazione, il volto della guerra coincide con quello dei personaggi che ne hanno fatto parte. Una sezione importante del volume è dedicata alla raccolta delle corrispondenze dei soldati con le famiglie a cui descrivevano i luoghi in cui si tenevano le battaglie. È proprio da questi scritti che si delinea l’importanza di Pozzolengo negli anni del Risorgimento. La battaglia cruciale avvenne nel 1859. Nei cieli, uno spettacolo che lasciò senza fiato per lo stupore gli abitanti di quei luoghi: una mongolfiera con a bordo i fratelli Godard, al seguito dell’esercito francese. I francesi, alleati con l’esercito sardo-piemontese, dall’alto della mongolfiera, cercavano gli austriaci in ritirata, per portare a termine il piano strategico: “alle spalle di Pozzolengo, con la congiunzione delle truppe francesi e piemontesi si sarebbe chiusa la tenaglia dietro le truppe austriache in fuga.” Ma la storia andò diversamente. Il 24 giugno, mentre Solferino era protetta dai francesi, dopo un violento uragano e combattimenti tra le nostre truppe e quelle austriache, queste ultime, dopo un tentato attacco da Pozzolengo, si ritirarono.

La storia ricorderà quei fatti come “la battaglia di San Martino”, ma dalle relazioni austriache e dai fatti d’armi potrebbe chiamarsi di Pozzolengo”, scrive Gandini.

Anche gli edifici restano a gloriosa testimonianza delle gesta epiche dei nostri bersaglieri: tra le case protagoniste dei combattimenti, la cascina Ceresa, la cascina Vestona e la Villa Tracagni, dove è possibile leggere, su un’epigrafe, che proprio in quella casa il generale Cucchiai “camminando sui cadaveri inalberò la bandiera d’Italia (…) perché quel giorno fu riconquistata la patria”. L’opera di Gandini, corredata anche da schemi delle tattiche e delle strategie delle battaglie, da incisioni dell’epoca, da lettere dei soldati, da telegrammi e dispacci del tempo, rende onore a una Pozzolengo spesso lasciata in secondo piano nella storia risorgimentale. E dagli epistolari dei soldati che raccontano gli orrori bellici, dalle narrazioni dei soccorsi prestati ai feriti e dei bambini che festeggiano le vittorie dei soldati, è riuscito a far emergere tutta la passione e l’emozione di una guerra sofferta e tragica, restituendole anche l’irrinunciabile lato umano.

Ercolano Gandini, Pozzolengo nel Risorgimento Italiano, 1848-1859-1866 Editoriale Sometti, pag. 190 euro 18,00

Di: Elisa Zanola

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