Nutrire il Lago di Garda e i suoi ospiti

| 29 settembre 2016
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Se Goethe arrivasse oggi faticherebbe a riconoscere i luoghi, dove erano piccoli villaggi tra acqua e campagna o montagna ora si ha quasi una distesa continua di edifici, l’edilizia s’è mangiata la terra che ci nutriva.

E’ fondamentale salvare il salvabile per svariati motivi etici, pratici, politici, estetici. Se si vuole pensare un futuro sostenibile va fatta non solo una riflessione sui danni del consumo di suolo fertile, ma anche sulla ricchezza diretta ed indiretta che la madre terra ci regala quando è preservata e coltivata. Chi coltiva il Garda ci regala delle eccellenze in termini paesistici e di sapori, ma si potrebbe tornare, almeno in parte, a produrre il “pane quotidiano” ed anche il companatico? Pensiamo alla filiera dei limoni. Per secoli la sponda tra Salò e Riva si può dire che fosse un distretto produttivo incentrato sugli agrumi. Le Limonaie erano un complesso sistema architettonico che ha modificato in maniera indelebile il territorio, muraglioni e pilastri in pietra, paleria ed assoni in legno, chioderia e vetri. I limoni arrivavano nelle farmacie e nelle corti d’Europa, i cedri erano colti dai rabbini e portati anch’essi nelle sinagoghe del continente. Molti ci lavoravano ed alcune famiglie si sono veramente arricchite. Oggi restano luoghi affascinanti, che segnano ancora il paesaggio, ma il profumo dei fiori o il giallo dei frutti è un lontano ricordo, a parte rare eccezioni. Il turismo e la ristorazione devono essere come l’industria dei limoni, attorno ruotano molti lavori: manutenzione degli edifici o dei giardini, fornitura di cibo… Ma da dove arriva il cibo che si consuma sul Lago, che costi evidenti ma anche sociali ed ecologici ha questa filiera? Se fosse prodotto in prossimità se ne guadagnerebbe in freschezza e qualità, si eviterebbero traffico ed inquinamento, si creerebbe lavoro che tutela e valorizza il territorio. Ma anche le acque possono essere coltivate come stanno facendo a Toscolano con l’incubatoio delle trote autoctone che vengono immesse sperando che tra anni riusciranno a risalirlo per deporre nuove uova. A differenza delle seconde case, questo è pensare al futuro.

Nicola Vitale
Responsabile Orti in Condotta per Slow Food Lombardia

Che cos’è Slow Food Slow Food è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

Oggi Slow Food conta su una fitta rete di soci, amici e sostenitori in tutto il mondo grazie e con i quali:
DIFENDIAMO IL CIBO VERO un cibo che cessa di essere merce e fonte di profitto, per rispettare chi produce, l’ambiente e il palato!
PROMUOVIAMO IL DIRITTO AL PIACERE PER TUTTI con eventi che favoriscono l’incontro, il dialogo, la gioia di stare insieme. Perché dare il giusto valore al cibo, vuol dire anche dare la giusta importanza al piacere, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio
CI PREPARIAMO AL FUTURO che ha bisogno di terreni fertili, specie vegetali e animali, meno sprechi e più biodiversità, meno cemento e più bellezza. Conoscere il cibo che si porta in casa, può aiutare il pianeta. Ecco perché Slow Food coinvolge scuole e famiglie in attività ludico didattiche, tra cui gli orti nelle scuole e i 10 000 orti in Africa
VALORIZZIAMO LA CULTURA GASTRONOMICA per andare oltre la ricetta, perché mangiare è molto più che alimentarsi e dietro il cibo ci sono produttori, territori, emozioni e piacere
FAVORIAMO LA BIODIVERSITÀ E UN’AGRICOLTURA EQUA E SOSTENIBILE

 

Dal Dipende Giornale del Garda di Autunno http://www.giornaledelgarda.info/giornali/160928-1749-233AUTUNNO2016doppiapagina.pdf

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